La storia della chitarra

La chitarra avrebbe avuto origine in Mesopotamia intorno al 2500 a.C.
Le sue prime forme sono documentate in vari bassorilievi in Egitto, da qui lo strumento sarebbe poi passato a Roma e in seguito in Provenza e in Spagna. Durante il Medioevo, dopo l’invasione araba della Spagna nell’8° secolo, la chitarra è presente in varie raffigurazioni che testimoniano la sua vasta diffusione.
La chitarra ebbe sviluppo e fortuna durante il Rinascimento, nella musica da camera e per accompagnare il canto, prima in Spagna e in seguito in Italia grazie alla sua sonorità.
Fino al Settecento prevalse un’accordatura con corde doppie che scomparve solo alla fine del 17° secolo, quando furono adottate le sei corde semplici dello strumento moderno.
Raggiunta la nuova forma strumentale, con il 19° e 20° secolo la chitarra classica entrò nel suo periodo d’oro quando ad essa si dedicarono numerosi celebrati compositori, maestri di musica e virtuosi quali lo spagnolo Fernando Sor, gli italiani Mauro Giuliani e Ferdinando Carulli.
Tra Ottocento e Novecento i compositori Francisco Tárrega, Heitor Villa Lobos, Manuel de Falla, Manuel Ponce e Mario Castelnuovo-Tedesco fondarono la letteratura moderna per chitarra, sulla quale si sono misurati grandi virtuosi contemporanei quali Andrés Segovia, Alirio Díaz, Narciso Yepes e altri ancora.
In quegli anni i costruttori ne perfezionano la forma aumentando la larghezza della cassa e riducendo lo spessore della stessa; questa forma “classica” è quella utilizzata attualmente.
Dalla chitarra classica deriva anche la diffusissima chitarra elettrica, nata negli anni ’30 negli Stati Uniti ad opera di George Beauchamp e Adolph Rickenbacker dovuta all’esigenza di uno strumento che avesse alcune caratteristiche proprie della chitarra (specialmente per quanto attiene alle modalità di esecuzione), ma che potesse suonare insieme agli altri senza esserne sovrastato dal volume di suono. Con la nascita delle orchestre jazz e blues ci si rese conto del problema della limitata amplificazione delle chitarre acustiche. Diversi costruttori cercarono di ovviare al problema costruendo strumenti che consentissero un volume maggiore, con un timbro simile a quello della chitarra acustica.
Molti si cimentarono nella costruzione di chitarre elettriche, limitandosi di fatto ad amplificare il suono di strumenti acustici, riscontrando delle difficoltà come l’effetto noto come feedback acustico. La cassa dello strumento entrava in risonanza (effetto Larsen) con il suono emesso dall’amplificatore, creando echi, armonici e fischi di difficile gestione, con il risultato di un suono sgradevole di difficile definizione.
Da quel momento ci furono svariati inventori e chitarristi che hanno modificato e migliorato il suono prodotto fino ad ottenete il risultato dei giorni nostri.

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