L’inquietante storia del Monaco killer

Secondo una cronaca cinquecentesca, la strada che passava sul monte Lamba e che univa Borgotaro a Varese Ligure era infestata da spietati fuorilegge che derubavano e assassinavano gli sventurati viandanti. Intorno all’anno 1469, gli abitanti di Varese, di Caranza e della Val Taro, mossi dalla compassione, fecero costruire in prossimità del valico una chiesetta ed un ricovero per dare assistenza agli stanchi e smarriti viaggiatori che percorrevano questa strada.

Il rifugio fu affidato ad un rettore chiamato il Monaco e, poco alla volta, grazie alle cospicue offerte dei viaggiatori, il monastero fu ampliato divenendo famoso e frequentato da molte persone. Ma con il passare degli anni il Monaco divenne avido ed “avendo il diavolo per consigliero”, cominciò a derubare ad uccidere ogni viaggiatore che dava l’impressione di essere “huomo da denari”.

I corpi delle vittime venivano gettati in un profondo pozzo scavato dallo stesso malvivente in prossimità dell’hospizio. Accadde però che i cani mastini dei casolari sparsi intorno al monte Lamba, attirati dal fetore dei cadaveri, abbandonassero i loro greggi per affacciarsi sul bordo del pozzo ove sostavano a lungo abbaiando.

I pastori, insospettiti dal comportamento inusuale dei loro fedeli, decisero di seguirli e fu così che scoprirono l’orribile pozzo. Costoro, ingenui e spaventati, avvisarono immediatamente il Monaco il quale, mostrandosi sorpreso, invitò i pastori a denunciare il tutto alle autorità per ricercare al più presto i colpevoli.

I pastori seguirono il consiglio, ma nella notte l’assassino scappò con la refurtiva e i tesori accumulati facendo sparire le proprie tracce. I giorni successivi furono recuperate le salme e “dove si ritrovava un corpo morto si piantava una croce, il numero dei deceduti arrivò facilmente a più di cento, così venne cambiato il suo primo nome di Lamba in Cento Croci.

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