Il massacro di Waco, dove 76 persone persero la vita dopo 51 giorni d’assedio

Nel febbraio del 1993 un commando dell’agenzia federale ATF fece irruzione in un ranch a Waco, Texas, per quella che sarebbe dovuta essere un’operazione semplice e veloce, fu invece solo l’inizio di un assedio durato 51 giorni, che coinvolse anche l’FBI, l’esercito e la polizia locale, e finì in tragedia.

Il ranch era occupato da un distaccamento della setta avventista dei davidiani, uomini donne e bambini riuniti attorno al giovane e carismatico leader David Koresh, la cui peculiare lettura della bibbia prevedeva un’imminente fine del mondo: vivevano come una comune hippie, all’apparenza pacifica, ma avevano attirato l’attenzione delle forze dell’ordine soprattutto per la tendenza ad accumulare armi di grosso calibro.

Nel 1993 il governo degli Stati Uniti cominciò ad indagare su Koresh e su quanto stesse accadendo davvero dentro al ranch; sulla base anche di informazioni fornite da un fuoriuscito della setta circa il possesso da parte del leader di componenti d’arma capaci di modificare armi comuni rendendole da guerra, si formularono diverse ipotesi di reato (possesso illegale di armi, abuso di alcool e droga, pedofilia, ecc.) e si decise per una perquisizione dei locali.I

l 28 febbraio 1993, gli agenti del BATF (Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms), ente dipendente dal Governo Federale, cercarono di eseguire un ordine di perquisizione. Ne nacque un conflitto a fuoco fra agenti e membri della comune religiosa di Waco: morirono 6 davidiani e 4 federali. Da questo momento, iniziò l’assedio alla comune dei davidiani, che durerà 51 giorni.

Il 19 aprile 1993, agenti esperti dell’FBI e reparti scelti della “Delta Force”, che utilizzarono anche veicoli corazzati e carri armati di grossa stazza, circondarono la setta religiosa non lasciando loro nessuna possibilità di fuga. L’FBI utilizzò un alto numero di granate contenenti gas CS durante l’assalto. Il gas CS è altamente infiammabile ed esplosivo in ambienti confinati. Il successivo uso di dispositivi incendiari lo avrebbe fatto esplodere. Tutti i palazzi che componevano il ranch bruciarono totalmente.

Nessuno dei 76 davidiani esce, non si sa se per volontà, per obbligo o perché rimasti bloccati dal fuoco. Estratti i corpi, l’autopsia rivelerà che 20 persone riportano ferite mortali da arma da fuoco, tra cui cinque bambini sotto i 14 anni. Dayland Gent, di 3 anni, è stato pugnalato al cuore; secondo i medici legali si è trattato del colpo di grazia che gli hanno inflitto i genitori quando hanno capito che sarebbero morti arsi vivi. Steve Schneider, il braccio destro di Koresh, gli ha sparato in testa e poi si è ucciso a sua volta.

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