Pensa da uomo d’azione e agisci da uomo di pensiero… Henri Bergson

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Henri Bergson

Henri-Louis Bergson è stato un filosofo francese. La sua opera superò le tradizioni ottocentesche dello spiritualismo e del positivismo ed ebbe una forte influenza nei campi della psicologia, della biologia, dell’arte, della letteratura e della teologia.Fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1927.

Nacque a Parigi nel 1859, il padre proveniva da un’importante famiglia di ebrei polacchi, il cui nome d’origine era Bereksohn, la madre era anch’essa ebrea, di origini anglo-irlandesi. La sua famiglia visse a Londra per alcuni anni dopo la sua nascita ed egli familiarizzò presto con la lingua inglese. Prima che compisse nove anni, i suoi genitori passarono la Manica e si stabilirono in Francia; Henri fu naturalizzato cittadino francese.

Nel primo dopoguerra, rappresentò la Francia nell’assemblea della Società delle Nazioni, nella sezione per la cooperazione intellettuale.

Morì il 4 gennaio 1941 a Parigi.

Il Pensiero filosofico di Henri Bergson

Dinanzi ad una concezione della realtà rigidamente spiegabile attraverso leggi meccaniche e conoscibile solo attraverso il metodo scientifico, Bergson si domanda quale sia la specificità della filosofia e, soprattutto, che posto rivestano le scelte, i valori etici, religiosi e artistici dell’uomo.

Il filosofo rifiuta di considerali alla stregua dei fatti naturali, così come rifiuta l’idea che l’unica forma di conoscenza della realtà sia quella scientifica.

Bergson viene considerato il più grande rappresentante dello spiritualismo francese.

Bergson e la concezione del tempo

La polemica di Bergson contro la totale riduzione della realtà alla visione scientifica è ben espressa nel suo contributo più originale: la concezione del tempo. Per il filosofo, il limite proprio della scienza è considerare il tempo come una successione di momenti distanti l’uno dall’altro, misurabili, tutti uguali.

Ma il tempo della scienza, sebbene sia molto utile nell’organizzazione e nel funzionamento della nostra vita sociale, è molto diverso dal “tempo della vita”, ovvero da ciò che percepiamo attraverso la nostra coscienza. Quest’ultimo è infatti:
– fatto di momenti che non potranno mai più ripresentarsi;
– fatto di momenti qualitativamente diversi l’uno dall’altro ;
– continuo: è uno scorrere senza sosta e un sovrapporsi di eventi del passato, presente e futuro.

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