Virginia Tonelli,la partigiana arsa viva a San Sabba

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Virginia Tonelli

Virginia Tonelli nacque il 13 novembre 1903 a Trieste.
La sua era una famiglia povera, ma molto unita.
Il padre, che faceva il muratore, morì di tifo nel 1915. Oltre alla moglie lasciò sette figli, compresa la piccola Virginia.
Non aveva ancora compiuto 12 anni quando iniziò a lavorare come sarta. Dopo qualche tempo trovò un secondo lavoro come infermiera domiciliare. Alternava i due impieghi per poter portare a casa più soldi possibili e aiutare la famiglia.

Si trasferì a Venezia per 4 anni per fare la vigilatrice all’ospedale infantile del Lido. Nel frattempo Virginia maturò una ben precisa coscienza politica, che la spinse a militare nell’organizzazione comunista, resa illegale dal fascismo, e pertanto divenuta clandestina, a partire dalle 1930.
Nel 1933 si trasferì a vivere in Francia, a Tolone. Si mantenne come donna di servizio. Qualche tempo dopo conobbe Pietro Zampollo, che sposò nel 1937.
Anche Pietro era iscritto al Partito Comunista.
Appena ne ebbe la possibilità andò a combattere in Spagna nelle Brigate internazionali. Mentre era lì fu ferito e rimandato in Italia, dove venne immediatamente imprigionato.
Virginia nel frattempo era rimasta a vivere in Francia, dove ebbe modo di conoscere molti esponenti importanti del Partito Comunista di quel periodo, tra cui Giuseppe Dozza ed Emilio Sereni.
Per molto tempo la sua casa diventò un punto di riferimento per gli esuli italiani, per i perseguitati dalla polizia e, in particolare, per gli antifascisti che arrivavano dal Friuli.
Nel 1943 rientrò in Italia su espressa richiesta della direzione del partito. Andò a vivere a Castelnuovo, in provincia di Trento, per svolgere azioni di propaganda e di protesta contro il regime fascista.
Organizzo in Friuli manifestazioni di donne contro il regime e la guerra. Diventò un importante punto di riferimento nella lotta per la liberazione in Veneto e Friuli.
E proprio mentre era impegnata in una di queste azioni, il 14 giugno fu arrestata dai fascisti e condotta in prigione. La caduta del regime le permise di tornare momentaneamente in libertà.

La situazione peggiorò nuovamente quando, in seguito all’armistizio, iniziò l’occupazione tedesca. Virginia fu costretta a rientrare nella clandestinità. Da quel giorno si impegnò attivamente nella Resistenza prendendo il nome di battaglia di Luisa. Aveva il compito di fare propaganda e di smistare il materiale per le formazioni Partigiane che operavano in Veneto e in Friuli.
Il 19 settembre del 1944, insieme a un’altra compagna di nome Wilma, mentre trasportava dei documenti da Udine a Trieste, fu arrestata dai fascisti e rinchiusa nelle carceri del Coroneo. Per 10 giorni venne picchiata e torturata, con lo scopo di ottenere informazioni sui Partigiani che formavano le varie Brigate operanti in zona. Virginia non parlò mai.
Il 29 settembre fu prelevata dal carcere e condotta alla Risiera di San Sabba.
Venne arsa viva.
I suoi resti non furono mai ritrovati.
Finì così la storia della partigiana Virginia Tonelli, che come molte altre donne della Resistenza, preferì donare la vita per la Libertà piuttosto che fare i nomi dei suoi compagni.
Il 25 gennaio 1971 alla sua memoria fu conferita la Medaglia d’Oro al Valore Militare.
A Castelnovo è stata deposta una lapide a suo ricordo, su cui sono incise queste parole:

«In memoria di coloro che non piegarono
e di Virginia Tonelli “Luisa
che quando la terra era sotto il piede nazista e fascista
oscura parlò, convinse, lottò.
Catturata trasformò in silenzio l’odio del popolo
e in silenzio morì alla Risiera di San Sabba.
O tu che passi per il tuo pacifico lavoro ricordati di ricordare.»

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